RICHARD
(Ricordo di un amore)
·
Lei spogliarellista in un night, io vivevo solo.
·
Era dell’est.
·
Stava con un tale, una faccia da gangster, che le
stava sempre dietro.
·
Di sicuro costui era del racket.
·
Tutte le sere mi prendeva l’ansia, per questo
andavo in quel night.
·
Dove l’ho conosciuta.
·
Cioè di vista, perché in realtà non le ho mai
parlato.
·
Anche voi avreste detto: che gran pezzo di …!
·
Come tutti in quel locale, dove passavo la notte
fra spogliarelli, entraineuse, e sfigati come me mezzo ubriachi.
·
Io no, mai stato ubriaco. Non bevo. Appena un
whisky per sera.
·
Spesso non scambiavo parola con nessuno.
·
E certamente non mi portavo a letto una di
quelle!
·
Per paura del virus, non lo nego.
·
Ma anche per non diventare complice di chi le
tiene in gabbia
·
Al massimo, due chiacchiere e qualcosa da bere
insieme.
·
Quando la solitudine picchiava proprio duro.
·
Vado solo con donne libere, io, che possano
dirmi anche di no.
·
E se non ne trovo, m’arrangio da solo piuttosto.
·
Prima di incontrarla spesso cambiavo anche tre night
per notte.
·
Sono tutti uguali.
·
Verso mattina tornavo a casa, con l’ansia peggio
di quand’ero partito.
·
Ma allora, mi chiederete, perché ci andavi in
quei locali?
·
Ma dove trovi, di sera, qualcuno con cui fare
due chiacchiere, se sei uno sfigato come me?
·
E poi per vedere lei.
·
Nei miei sogni la chiamavo Principessa.
·
Stava sempre sulle sue.
·
Ti attraversava con gli occhi, come se non esistessi.
·
E spesso era scorbutica.
·
Pensavo: è l’aria che mettono su appena si
rendono conto che la loro vita sarà solo spogliarsi e prostituirsi.
·
Come ai lavori forzati.
·
Fino a quando? Non dipende la loro.
·
Di certo ci lasciano tutta la giovinezza.
·
Le vedi sempre ben vestite, belle macchine,
corpi mozzafiato, un sacco di soldi.
·
Che danno tutti al racket!
·
E mica possono andare dove vogliono e con chi
vogliono.
·
Eh, no!
·
C’è sempre qualcuno che le controlla a vista.
·
Una volta l’ho incontrata al supermercato.
·
Faceva la spesa con quel tale.
·
Per un po’ li ho seguiti.
·
Non si parlavano né si guardavano.
·
Stavano insieme perché dovevano, si vedeva.
·
Lui la controllava.
·
Nei loro paesi le promettono un lavoro normale,
magari quello per cui si solo laureate.
·
Ma appena arrivano qui, via il passaporto e sul
marciapiede.
·
Se hanno un corpo splendido come lei, nei locali
a spogliarsi e a prostituirsi.
·
Se non vogliono, prima le botte, poi la
discarica.
·
Sparate, massacrate, bruciate.
·
Le possono sfruttare perché la gente ci va.
·
Milioni di “maschi” in tutto il mondo e tutte le
sere.
·
Non credo affatto, come dicono i puttanieri, che
siano loro a scegliersi questo mestiere.
·
Per fare in fretta un mucchio di soldi.
·
Questi loro neanche li vedono.
·
Li danno tutti al racket e a loro non restano
neanche le briciole.
·
Non ne ho mai conosciuto nessuna contenta di
fare la puttana.
·
Perché sono come i clown: devono arrapare i
clienti anche se gli viene da vomitare.
·
Essere sexy anche se hanno la diarrea.
·
O gli hanno appena telefonato da casa che il
figlio sta male, il padre è saltato su una mina, il fratello è sparito senza
lasciare traccia...
·
E pregano che qualcuno le porti via da
quell'inferno.
·
Pensano a queste cose mentre le scopi.
·
Credevi invece che si fossero innamorate della
tua bella faccia?
·
Gli fai schifo invece.
·
Sei solo un cliente, che se ne approfitta perché
loro sono schiave.
·
Ma torniamo a lei, la mia Principessa.
·
La guardavo di continuo finché mi sono innamorato.
·
Lei no di certo: non sapeva neanche che
esistessi!
·
“La conosci, quella?”, chiesi a uno che vedevo
sempre al night.
·
“Mica male e con mezzo milione è tua per una
sera!”
·
A quei tempi c’erano ancora le lire.
·
A lui interessava solo questo.
·
Io invece sognavo di noi due insieme, che
c’eravamo sposati, che ogni sera guardavamo la televisione, poi facevamo
l’amore, poi i bambini...
·
Tutte le cose che sognano gli innamorati.
·
Ma come, mi dicevo, ti sei innamorato di una
puttana?
·
Ma lei, appena l’avessi portata via da lì, avrebbe
cambiato vita e sarebbe stata solo mia.
·
A volte arrivava al night senza quella faccia di
merda del suo pappone.
·
In questi casi era più allegra.
·
Entrava nel locale sorridendo!
·
Mi pare ancora di vederla.
·
Tutti se la mangiavano con gli occhi.
·
Visto che era sola, le andavo incontro con un
gran sorriso.
·
Ma all’ultimo sgattaiolavo via, come un
ragazzino che non trova il coraggio.
·
Di solito, prima di fare il suo numero, si
fermava al bar per un drink.
·
E cacciare giù lo schifo di doversi spogliare
per quel branco di bavosi, pensavo io.
·
E per quello che doveva fare dopo, nelle camere
di sopra.
·
In disparte e confuso con la tappezzeria la guardavo
rapito.
·
E sognavo di noi.
·
Immancabilmente qualcuno la raggiungeva.
·
Si prenotava per dopo.
·
Doveva essere gentile con chi avrebbe sborsato
il mezzo milione.
·
Rideva e i capelli le finivano davanti agli
occhi.
·
Era bellissima quando se li tirava indietro.
·
Dimenticavo di dirvi che aveva i capelli biondi
e splendenti come l’oro.
·
Io intanto soffrivo come un cane, come se quello
ci stesse provando con la mia ragazza!
·
E mi veniva una gran voglia di spaccargli la
faccia.
·
Sì, ero geloso, geloso come una bestia!
·
Non mi era mai capitato di soffrire tanto per
una donna, neppure da ragazzo.
·
Mi dicevo: "Cretino, vacci tu la prossima
volta!"
·
Ma la sera dopo era la stessa storia.
·
Non sono timido. Anzi, se voglio, ha la faccia
di bronzo.
·
E per amore, da giovane, ho fatto della roba da
chiodi!
·
Ma non volevo passare per un cliente.
·
Che va a prenotarsi per dopo.
·
E se in quel momento le avessi detto che l’amavo
e volevo portarla con me
·
Sarebbe scoppiata a ridere.
·
O scappata via, per timore che quel bastardo ci
sentisse.
·
Per questo non l’ho mai abbordata nel locale.
·
Né l'andavo a vedere quando si spogliava.
·
Per non confondermi col branco di arrapati che
le sbavavano dietro ogni sera.
·
Speravo di incontrarla fuori, senza quel
bastardo.
·
“Scusa - le avrei detto - Posso chiederti una
cosa?”
·
Mi avrebbe sorriso
·
Perché non ero un cliente del night
·
Che le sbavava davanti mentre lei si spogliava
·
E dopo la portava di sopra.
·
Per lei ero una persona pulita.
·
Un uomo normale.
·
Cosa le avrei chiesto?
·
Qualcosa avrei inventato lì, su due piedi,
perché so farmi avanti se la cosa m’interessa.
·
Ma l’occasione non si presentò mai e tutto restò
solo un sogno.
·
Cioè ci fu un’occasione, ma di questo vi parlerò
dopo.
·
Ad un certo punto divenne triste.
·
E ancora più scontrosa.
·
Se le andavi vicino, soffiava come una gatta
selvatica.
·
“Ma cosa le è successo, a quella?”
·
I suoi clienti erano meravigliati.
·
Forse le stava capitando quello che poi me la
fece incontrare fuori dal locale.
·
Oppure era stanca di quella vita e voleva tornare
a casa.
·
Quando la vedevo così mi dicevo: dai, questa
è l’occasione buona, valle a dire che vuoi tirarla fuori da questo porcile!
·
Mi avrebbe dato retta anche nel night.
·
E seguito come un cagnolino.
·
Ma in quel periodo il bastardo le stava sempre
addosso.
·
Se si fosse accorto del tiro mancino che gli
stavo tirando, mi avrebbe conciato per le feste.
·
E intanto le occasioni sfumavano, una dopo
l’altra.
·
Lei s’allontanava imbronciata col suo profumo
meraviglioso.
·
Il suo incedere da principessa.
·
La voce stupenda con cui si rivolgeva a tutti
tranne che a me.
·
Ma forse mi aveva notato.
·
E come non avrebbe potuto?
·
Solo che si fosse guardata intorno, di sicuro mi
vedeva appostato lì vicino.
·
Non mi avrà scambiato per uno di quei maniaci
che le ammazzano per il gusto di ammazzarle!
·
Alla fine, stai a vedere che le facevo paura!
·
Ma forse aveva intuito cosa provavo per lei e
non aspettava altro che l’avvicinassi.
·
Ci saremmo messi insieme sul serio.
·
L'avrei amata per tutta la vita.
·
Non le avrei mai fatto mancare niente.
·
L'avrei difesa da quel bastardo.
·
Avrei fatto qualsiasi cosa per lei.
·
Sarebbe stata felice con me.
·
Sognavo tutto questo anche se sapevo che ogni
sera, dopo lo spogliarello, si sarebbe messa a gambe aperte sotto quello che
l’aveva prenotata al bar.
·
Ma ero sicuro che se fosse stata libera, gli
avrebbe sputato in faccia, a quello stronzo!
·
Invece doveva starci, per lo sporco mezzo
milione da dare a chi l’aveva comprata e la sfruttava come un animale.
·
Mi misi a seguirla quando tornava a casa.
·
Lei, in macchina col suo guardiano, io dietro
sulla mia.
·
Terrorizzato che costui mi notasse e pensasse
che fossi di un altro racket.
·
Rabbrividisco ancora al pensiero di cosa poteva
succedermi.
·
Fra di noi c’è sempre stato quel pezzo di merda.
·
Che non la mollava mai, la sua gallina dalle
uova d’oro!
·
Abitavano in un viale di palazzi dormitorio
tutti uguali e circondati di auto parcheggiate una sopra l’altra.
·
In giro solo puttane e spacciatori.
·
Scendevano dall’auto e sparivano in un atrio
spoglio.
·
Quando si spegneva quella luce, tutto moriva con
me, rannicchiato nell’auto fredda e buia.
·
Cosa speravo di ottenere da quei pedinamenti?
·
Era un modo per vederla fuori dal night.
·
Come un liceale che pedina la bella prof di
francese (io ne ho avuta una da sogno).
·
Nel mio caso, guardata a vista dal suo dal suo
pappone.
·
Tornavo a casa ancora più disperato.
·
Ma perché, vi chiederete, innamorarsi d’una puttana,
tu che con loro non hai mai voluto aver niente a che fare?
·
Potrei dirvi che fu un miraggio che mi lasciò
senza fiato.
·
Un miraggio d’inaudita bellezza nel deserto di
una vita di merda.
·
Un miraggio che mi fece perdere la testa.
·
Un miraggio che mi fece riscoprire sogni e
progetti di tanti anni prima.
·
Quando stavo con qualcuna delle mie ex.
·
Perché sono stato innamorato parecchie volte,
sapete?
·
O pensavate che non avessi mai avuto una donna?
·
Le conosco bene, invece, e so cosa sia l’amore,
nel bene e nel male!
·
Oppure, più semplicemente, m’innamorai di lei
perché intuivo che avrebbe funzionato.
·
Tutti e due avremmo cambiato vita.
·
Lei un mestiere schifoso, io una vita di merda.
·
Non sarei più andato nei night con lei a casa da
coccolare.
·
E da amare sul serio per tutta la vita.
·
E con cui fare una famiglia, figli e tutto!
·
Invece non ebbi il coraggio e rimasi il cane
randagio che sono.
·
Perché vivo così?
·
Qualcuno m’ha fatto la fattura.
·
No, scherzo. Sono un vigliacco.
·
Ho paura della vita
·
E invece di provarci, sognavo di trasformare una
puttana in angelo.
·
Quanti anni ho?
·
Me lo scordo ormai.
·
La solitudine usa appioppartene un numero
imprecisato.
·
Finché non li conti più, perché fai fatica a
distinguerli l’uno dall’altro.
·
Sono una patina grigia che ti ricopre come una
ruggine.
·
Sembra che non aumentino mai e un bel giorno
t’accorgi che sei vecchio.
·
La tua vita sta per finire e l’hai sprecata
tutta.
·
Poi all’improvviso non venne più al night.
·
Non viene una sera, poi quella dopo, quella dopo
ancora, passa una settimana... Avrà l’influenza, pensi.
·
Invece non la vidi più.
·
La cercai dappertutto.
·
Forse le hanno cambiato night, mi dicevo.
·
Li ho fatto tutti in zona, ma di lei nessuna
traccia.
·
Il gangster con cui viveva continuava però a
venire al night.
·
Ma di chiederlo a lui dove fosse finita, no di
certo!
·
Vi sareste azzardati voi, con uno del genere?
·
Se lui continuava a venire, pensavo, da qualche
parte ci sarà anche lei.
·
Che però non si vide più.
·
"Scusa, l’hai più vista quella?”
·
No, nessuno l’aveva più vista da nessuna parte.
·
“Poco male” mi8 dicevano in tanti. “A letto non
era un gran che."
·
Che ne parlasse in quel modo mi dava un
fastidio!
·
Anche se lo era, purtroppo, non lo potevo
negare.
·
Un altro mi disse: “Si sarà beccata il virus!”
·
Rimasi di merda.
·
Una del locale era sua amica.
·
Cioè le vedevo spesso insieme.
·
E un po’ le somigliava...
·
Come una scimmia a miss universo!
·
La mia principessa camminava come una ballerina.
·
E forse lo era stata, come molte nell’est.
·
Quando ti guardava, ti trapassava con gli occhi…
·
Ma questo ve l’ho già detto.
·
Ma se ti sorrideva restavi senza fiato!
·
La Madonna venuta in terra per te.
·
La scimmia invece...
·
Quando la vedevo sentivo ancora di più la sua mancanza.
·
Provai a chiederle sue notizie.
·
“Ah sì, Nicole la rumena!”
·
Avevo scoperto come si chiamava e da dove veniva.
·
Ma dove fosse finita, manco per il…
·
Su questo punto la scimmia restò muta come un
pesce.
·
Mi confermò però che a letto era un po'
freddina, come m’aveva detto quel tipo.
·
Non nego che la cosa mi facesse piacere.
·
Ma lei lo diceva per farsi pubblicità e infatti
mi disse che con lei non avrei sentito la sua mancanza!
·
Man mano che passavano i giorni mi disperavo sempre
di più.
·
Soprattutto di non averle mai parlato.
·
Pensavo a tutte le volte che avrei potuto farlo.
·
E non avrei avuto difficoltà: lei era lì
apposta.
·
Ci saremmo conosciuti e ora avrei potuto
telefonarle.
·
Di nascosto da quel gangster, ovvio!
·
Se le avessi detto che intenzioni avevo, lei
sarebbe già stata mia.
·
Che m’aspettava a casa tutti i giorni.
·
Magari già in dolce attesa…
·
Ora starei impazzendo di gioia!
·
Invece ero sempre più solo e disperato.
·
Perché non ne sapevo più nulla.
·
Né come fare per rintracciarla.
·
Una mattina, dopo che era sparita, mi sono
appostato davanti al suo portone.
·
Ero pronto a tutto, anche ad affrontare quel
bastardo.
·
Ci sono rimasto un pezzo e mi ci sono andati due
pacchetti di sigarette.
·
Sognavo di noi insieme così intensamente che a
un certo punto ero convinto di averla già sposata e che la stavo aspettando sotto
casa per andare a fare la spesa.
·
Come quando l’avevo vista al supermercato.
·
Solo che invece di quel bastardo, c’ero io con
lei.
·
Ma come sempre in questa storia, non successe
niente.
·
Lei non si fece viva.
·
La sera, ancora più disperato, m'infilai di
nuovo nel separé della scimmia.
·
Volevo sue notizie a tutti i costi.
·
Ma appena la nominavo, costei cambiava discorso.
·
Faceva le fusa, perché la scopassi.
·
Le ho dato i soldi allora, ma non c’è stato
niente da fare lo stesso.
·
La scimmia non ha scucito la sua boccaccia da
pompini!
·
Una mattina trovai un biglietto appuntato sul
telefono.
·
Sarebbe nato un bambino destinato all'adozione.
·
Ah, dimenticavo di dirvi che sono un pediatra che
lavora al Nido.
·
Non era la prima volta.
·
Ogni tanto c’è qualcuna che non lo tiene.
·
Un tempo li abbandonavano davanti alle chiese e ai
conventi.
·
Gli elenchi del telefono sono pieni di cognomi
dati ai trovatelli.
·
Oggi invece si può fare tutto alla luce del sole.
·
Meglio che buttarlo in un cassonetto!
·
“Che nome ci mettiamo, dottore?”
·
“Lo scelga lei, che ha più fantasia.”
·
Ma l’infermiera non si decideva.
·
“Richard!”, propongo allora io.
·
Il primo nome che mi venne in mente.
·
“Ma certo, come l’attore!” esclamò l'infermiera
entusiasta. “E se fosse una femmina?”
·
“Rachel” risposi
·
“Come il poster che ha nell’armadietto?”
·
“Sì, come Rachel Welch!” risposi (Ne avevo
appeso un poster a grandezza naturale nel retro della porta dell’armadietto in
cui mettevo i vestiti).
·
Non ci pensai più fino a quando una notte alle
tre mi chiamano per un parto.
·
E chi era che partoriva?
·
Provate un po’ a indovinare!
·
Bravi, proprio lei, Nicole, la mia principessa!
·
Resto esterrefatto!
·
Rivederla in una sala parto, no, proprio non me
lo sarei mai aspettato!
·
Ecco perché era sparita!
·
La fissavo sperando che mi riconoscesse.
·
Lei naturalmente, occupata com’era, neppure mi
vedeva.
·
Aveva ben altro per la testa che riconoscere un
pirla che frequentava il suo night!
·
Fra l’altro, così mascherato e imbottito di
verde, hai voglia! Faccio fatica io a riconoscere i colleghi conciati in quel
modo!
·
D’altronde, dopo tanti mesi passati nel posto
più adatto, sarebbe stato assurdo che ci conoscessimo proprio in
quell’occasione.
·
Tutto procede bene e in quattro e quattr’otto Nicole
ti scodella Richard, vispo e forte come un leoncino.
·
Mentre lo assisto e lui strilla come un pazzo, lei
si solleva dal lettino e allunga il collo.
·
Vuole vedere il suo bambino, naturale no?
·
Ma l’infermiera lo porta via subito.
·
Come esige la procedura in questi casi.
·
Nicole si mette a piangere.
·
Ha gli occhi feroci e allucinati di una tigre a
cui hanno sottratto il piccolo.
·
Neppure s’accorge di espellere la placenta.
·
Anche a me vengono le lacrime agli occhi.
·
Vorrei consolarla, ma cosa posso dirle se per
lei sono solo uno sconosciuto?
·
Me ne andai allora, l’unica cosa che potessi
fare.
·
Quella notte pensai mille volte di correre da
lei e dirle che non doveva rinunciare al bambino, perché io gli avrei fatto da
padre.
·
Un bel cambiamento, vero?, per uno che non era
riuscito neppure ad attaccare discorso!
·
Ma non lo feci, naturalmente.
·
Il giorno dopo, lungo il corridoio
dell’Ostetricia chi ti incontro?
·
Provate a indovinare un’altra volta!
·
Questa volta è più facile.
·
Una vestaglietta stinta, una faccina pallida, un
corpo esile…
·
Niente più gran classe, né l’incedere da principessa.
·
I suoi bellissimi capelli? Arruffati e opachi.
·
In più zoppicava.
·
Sembrava una povera sciancata a cui avessero
dato indumenti di fortuna.
·
“È la madre del suo Richard!”, mi sussurrò un’infermiera.
·
Il mio
Richard?!
·
Gli avevo dato solo il nome.
·
Inoltre all’insaputa di sua madre
·
Con cui non l’avevo fatto, come avevo sempre
sognato.
·
Era naturale che dopo il parto fosse un po’
sciupata
·
Ma trasandata non me l’aspettavo, abituato a
vederla sempre sexy e tirata a lucido.
·
Quello che più mi impressionava era la sua disperazione.
·
Una disperazione cosmica
·
Che la faceva camminare lentamente, lentamente, come
in trance.
·
D'altronde, come poteva non esserlo?
·
Dopo averlo portato in pancia nove mesi e
partorito.
·
L’avrebbe lasciato li.
·
Andandosene da sola, come se fosse venuta in
ospedale solo per togliersi un dente!
·
Ma non c’era niente da fare: quel bastardo non voleva
un moccioso fra i piedi.
·
Neppure se fosse stato suo figlio.
·
Lei invece, come ogni mamma, voleva il suo
bambino.
·
Perché questa è la legge più potente della
natura.
·
Sono sicuro che in quel momento mi riconobbe.
·
“Toh, il guardone del night! Cosa ci fa qui e
cosa vuole da me adesso?”
·
Visto che non facevo nulla per impedire che il nostro bambino sparisse nel nulla.
·
Sussurrò: “Stronzo!” e s’allontanò zoppicando.
·
Scansata come una lebbrosa dalle altre mamme.
·
Che le sfavillavano intorno.
·
Spingendo la culla dove frignava il loro
bambino.
·
Col marito più emozionato di loro e i parenti
senza parole per la gioia.
·
Scomparve in una camera in fondo al corridoio.
·
Spegnendosi come una candelina.
·
Continuavo a guardare il punto dove era sparita.
·
Un'infermiera mi chiese se aspettassi qualcuno.
·
No, non aspettavo più nessuno.
·
Nicole non sarebbe mai venuta con me.
·
Avevo sprecato anche l’ultima occasione per
essere felice.
·
E la più favorevole.
·
Perché lì eravamo fuori dal night, no?
·
E come persone più che normali.
·
Quale donna è più normale di una madre e un uomo
di un padre?
·
E quello che avevo da dirle, me l’avrebbe fatta
conquistare in un attimo!
·
“Sono stato io a dare il nome al nostro bambino”
·
Lei sarebbe caduta dalle nuvole, ma avrebbe
cominciato a capire.
·
“Si chiama Richard, ti piace?
·
T’aspetta al Nido e si chiede: quando viene
l’angelo che è venuto a prendermi in Paradiso?
·
Ed è agitato perché ancora non trova il tuo seno
per succhiare il latte più buono del mondo.
·
Ha ancora gli occhi chiusi perché l’unica cosa
che gli interessa in questo mondo sei tu.
·
Ma appena sentirà il tuo odore, li spalancherà e
capirà subito che sei la sua mamma, perché sei bella come gli angeli con cui
stava.”
·
Finalmente l’avrei fatta sentire mamma.
·
Mi avrebbe abbracciato...
·
Invece, Richard non ha mai visto la sua mamma.
·
Lei non l’ha mai stretto a sé impazzendo di
gioia.
·
Io ho continuato la mia vita di merda ancora più
solo.
·
Sono andato al Nido a vedere Richard.
·
Somigliava tutto a quel bastardo!
·
Gli ho fatto una carezza.
·
"Pensa Richard, avremmo potuto… Tutti e tre
insieme!”
·
La rumena sparì il giorno stesso.
·
Richard ci mise due settimane e finì fra le
braccia di due giovani sposi, che appena lo videro scoppiarono a piangere.
·
Da allora guardo spesso il telefono dove trovai l’ultimo
avviso per la felicità.
·
In quel night non sono più tornato.
·
Per paura d’incontrarla.
·
E di vedere un coglione passare negli specchi del
locale.
·
È chiaro: lei non l’ha tenuto perché il racket non
vuole mocciosi
·
E per non doverlo nascondere quando guadagna il mezzo
milione.
·
Ma io?
·
FINE.
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