martedì 23 dicembre 2025

 

RICHARD

(Ricordo di un amore)

 


·         Lei spogliarellista in un night, io vivevo solo.

·         Era dell’est.

·         Stava con un tale, una faccia da gangster, che le stava sempre dietro.

·         Di sicuro costui era del racket.

·         Tutte le sere mi prendeva l’ansia, per questo andavo in quel night.

·         Dove l’ho conosciuta.

·         Cioè di vista, perché in realtà non le ho mai parlato.

·         Anche voi avreste detto: che gran pezzo di …!

·         Come tutti in quel locale, dove passavo la notte fra spogliarelli, entraineuse, e sfigati come me mezzo ubriachi.

·         Io no, mai stato ubriaco. Non bevo. Appena un whisky per sera.

·         Spesso non scambiavo parola con nessuno.

·         E certamente non mi portavo a letto una di quelle!

·         Per paura del virus, non lo nego.

·         Ma anche per non diventare complice di chi le tiene in gabbia

·         Al massimo, due chiacchiere e qualcosa da bere insieme.

·         Quando la solitudine picchiava proprio duro.

·         Vado solo con donne libere, io, che possano dirmi anche di no.

·         E se non ne trovo, m’arrangio da solo piuttosto.

·         Prima di incontrarla spesso cambiavo anche tre night per notte.

·         Sono tutti uguali.

·         Verso mattina tornavo a casa, con l’ansia peggio di quand’ero partito.

·         Ma allora, mi chiederete, perché ci andavi in quei locali?

·         Ma dove trovi, di sera, qualcuno con cui fare due chiacchiere, se sei uno sfigato come me?

·         E poi per vedere lei.

·         Nei miei sogni la chiamavo Principessa.

·         Stava sempre sulle sue.  

·         Ti attraversava con gli occhi, come se non esistessi.

·         E spesso era scorbutica.

·         Pensavo: è l’aria che mettono su appena si rendono conto che la loro vita sarà solo spogliarsi e prostituirsi.

·         Come ai lavori forzati.

·         Fino a quando? Non dipende la loro.

·         Di certo ci lasciano tutta la giovinezza.

·         Le vedi sempre ben vestite, belle macchine, corpi mozzafiato, un sacco di soldi.

·         Che danno tutti al racket!

·         E mica possono andare dove vogliono e con chi vogliono. 

·         Eh, no!

·         C’è sempre qualcuno che le controlla a vista.

·         Una volta l’ho incontrata al supermercato.

·         Faceva la spesa con quel tale.

·         Per un po’ li ho seguiti.

·         Non si parlavano né si guardavano.

·         Stavano insieme perché dovevano, si vedeva.

·         Lui la controllava.

·         Nei loro paesi le promettono un lavoro normale, magari quello per cui si solo laureate.

·         Ma appena arrivano qui, via il passaporto e sul marciapiede.

·         Se hanno un corpo splendido come lei, nei locali a spogliarsi e a prostituirsi.

·         Se non vogliono, prima le botte, poi la discarica.

·         Sparate, massacrate, bruciate.

·         Le possono sfruttare perché la gente ci va.

·         Milioni di “maschi” in tutto il mondo e tutte le sere.

·         Non credo affatto, come dicono i puttanieri, che siano loro a scegliersi questo mestiere.

·         Per fare in fretta un mucchio di soldi.

·         Questi loro neanche li vedono.

·         Li danno tutti al racket e a loro non restano neanche le briciole.

·         Non ne ho mai conosciuto nessuna contenta di fare la puttana.

·         Perché sono come i clown: devono arrapare i clienti anche se gli viene da vomitare.   

·         Essere sexy anche se hanno la diarrea.

·         O gli hanno appena telefonato da casa che il figlio sta male, il padre è saltato su una mina, il fratello è sparito senza lasciare traccia...

·         E pregano che qualcuno le porti via da quell'inferno.

·         Pensano a queste cose mentre le scopi.

·         Credevi invece che si fossero innamorate della tua bella faccia?

·         Gli fai schifo invece.

·         Sei solo un cliente, che se ne approfitta perché loro sono schiave.

·         Ma torniamo a lei, la mia Principessa.

·         La guardavo di continuo finché mi sono innamorato.

·         Lei no di certo: non sapeva neanche che esistessi!

·         “La conosci, quella?”, chiesi a uno che vedevo sempre al night.

·         “Mica male e con mezzo milione è tua per una sera!”

·         A quei tempi c’erano ancora le lire.

·         A lui interessava solo questo.

·         Io invece sognavo di noi due insieme, che c’eravamo sposati, che ogni sera guardavamo la televisione, poi facevamo l’amore, poi i bambini...

·         Tutte le cose che sognano gli innamorati.

·         Ma come, mi dicevo, ti sei innamorato di una puttana?

·         Ma lei, appena l’avessi portata via da lì, avrebbe cambiato vita e sarebbe stata solo mia.

·         A volte arrivava al night senza quella faccia di merda del suo pappone.

·         In questi casi era più allegra.

·         Entrava nel locale sorridendo!

·         Mi pare ancora di vederla.

·         Tutti se la mangiavano con gli occhi.

·         Visto che era sola, le andavo incontro con un gran sorriso.

·         Ma all’ultimo sgattaiolavo via, come un ragazzino che non trova il coraggio.

·         Di solito, prima di fare il suo numero, si fermava al bar per un drink.  

·         E cacciare giù lo schifo di doversi spogliare per quel branco di bavosi, pensavo io.

·         E per quello che doveva fare dopo, nelle camere di sopra.

·         In disparte e confuso con la tappezzeria la guardavo rapito.

·         E sognavo di noi.

·         Immancabilmente qualcuno la raggiungeva.

·         Si prenotava per dopo.

·         Doveva essere gentile con chi avrebbe sborsato il mezzo milione.

·         Rideva e i capelli le finivano davanti agli occhi.

·         Era bellissima quando se li tirava indietro.

·         Dimenticavo di dirvi che aveva i capelli biondi e splendenti come l’oro. 

·         Io intanto soffrivo come un cane, come se quello ci stesse provando con la mia ragazza!

·         E mi veniva una gran voglia di spaccargli la faccia.

·         Sì, ero geloso, geloso come una bestia! 

·         Non mi era mai capitato di soffrire tanto per una donna, neppure da ragazzo.

·         Mi dicevo: "Cretino, vacci tu la prossima volta!"

·         Ma la sera dopo era la stessa storia.

·         Non sono timido. Anzi, se voglio, ha la faccia di bronzo.

·         E per amore, da giovane, ho fatto della roba da chiodi!

·         Ma non volevo passare per un cliente.

·         Che va a prenotarsi per dopo.

·         E se in quel momento le avessi detto che l’amavo e volevo portarla con me

·         Sarebbe scoppiata a ridere.

·         O scappata via, per timore che quel bastardo ci sentisse. 

·         Per questo non l’ho mai abbordata nel locale.

·         Né l'andavo a vedere quando si spogliava.

·         Per non confondermi col branco di arrapati che le sbavavano dietro ogni sera.

·         Speravo di incontrarla fuori, senza quel bastardo.

·         “Scusa - le avrei detto - Posso chiederti una cosa?”

·         Mi avrebbe sorriso

·         Perché non ero un cliente del night

·         Che le sbavava davanti mentre lei si spogliava

·         E dopo la portava di sopra.

·         Per lei ero una persona pulita.

·         Un uomo normale.

·         Cosa le avrei chiesto?

·         Qualcosa avrei inventato lì, su due piedi, perché so farmi avanti se la cosa m’interessa.

·         Ma l’occasione non si presentò mai e tutto restò solo un sogno.

·         Cioè ci fu un’occasione, ma di questo vi parlerò dopo.

·         Ad un certo punto divenne triste.

·         E ancora più scontrosa.

·         Se le andavi vicino, soffiava come una gatta selvatica.

·         “Ma cosa le è successo, a quella?”

·         I suoi clienti erano meravigliati.

·         Forse le stava capitando quello che poi me la fece incontrare fuori dal locale.

·         Oppure era stanca di quella vita e voleva tornare a casa. 

·         Quando la vedevo così mi dicevo: dai, questa è l’occasione buona, valle a dire che vuoi tirarla fuori da questo porcile!

·         Mi avrebbe dato retta anche nel night.

·         E seguito come un cagnolino.

·         Ma in quel periodo il bastardo le stava sempre addosso.

·         Se si fosse accorto del tiro mancino che gli stavo tirando, mi avrebbe conciato per le feste.

·         E intanto le occasioni sfumavano, una dopo l’altra.

·         Lei s’allontanava imbronciata col suo profumo meraviglioso.

·         Il suo incedere da principessa.

·         La voce stupenda con cui si rivolgeva a tutti tranne che a me.

·         Ma forse mi aveva notato.

·         E come non avrebbe potuto?

·         Solo che si fosse guardata intorno, di sicuro mi vedeva appostato lì vicino.

·         Non mi avrà scambiato per uno di quei maniaci che le ammazzano per il gusto di ammazzarle!

·         Alla fine, stai a vedere che le facevo paura!

·         Ma forse aveva intuito cosa provavo per lei e non aspettava altro che l’avvicinassi.

·         Ci saremmo messi insieme sul serio.

·         L'avrei amata per tutta la vita.

·         Non le avrei mai fatto mancare niente.

·         L'avrei difesa da quel bastardo.

·         Avrei fatto qualsiasi cosa per lei.

·         Sarebbe stata felice con me.

·         Sognavo tutto questo anche se sapevo che ogni sera, dopo lo spogliarello, si sarebbe messa a gambe aperte sotto quello che l’aveva prenotata al bar.

·         Ma ero sicuro che se fosse stata libera, gli avrebbe sputato in faccia, a quello stronzo!

·         Invece doveva starci, per lo sporco mezzo milione da dare a chi l’aveva comprata e la sfruttava come un animale.  

·         Mi misi a seguirla quando tornava a casa.

·         Lei, in macchina col suo guardiano, io dietro sulla mia.

·         Terrorizzato che costui mi notasse e pensasse che fossi di un altro racket.

·         Rabbrividisco ancora al pensiero di cosa poteva succedermi.

·         Fra di noi c’è sempre stato quel pezzo di merda.

·         Che non la mollava mai, la sua gallina dalle uova d’oro!

·         Abitavano in un viale di palazzi dormitorio tutti uguali e circondati di auto parcheggiate una sopra l’altra.

·         In giro solo puttane e spacciatori.

·         Scendevano dall’auto e sparivano in un atrio spoglio.

·         Quando si spegneva quella luce, tutto moriva con me, rannicchiato nell’auto fredda e buia.

·         Cosa speravo di ottenere da quei pedinamenti?

·         Era un modo per vederla fuori dal night.

·         Come un liceale che pedina la bella prof di francese (io ne ho avuta una da sogno).

·         Nel mio caso, guardata a vista dal suo dal suo pappone.

·         Tornavo a casa ancora più disperato.

·         Ma perché, vi chiederete, innamorarsi d’una puttana, tu che con loro non hai mai voluto aver niente a che fare?

·         Potrei dirvi che fu un miraggio che mi lasciò senza fiato.

·         Un miraggio d’inaudita bellezza nel deserto di una vita di merda.

·         Un miraggio che mi fece perdere la testa.

·         Un miraggio che mi fece riscoprire sogni e progetti di tanti anni prima.

·         Quando stavo con qualcuna delle mie ex. 

·         Perché sono stato innamorato parecchie volte, sapete?

·         O pensavate che non avessi mai avuto una donna?

·         Le conosco bene, invece, e so cosa sia l’amore, nel bene e nel male!

·         Oppure, più semplicemente, m’innamorai di lei perché intuivo che avrebbe funzionato.

·         Tutti e due avremmo cambiato vita.

·         Lei un mestiere schifoso, io una vita di merda.

·         Non sarei più andato nei night con lei a casa da coccolare.

·         E da amare sul serio per tutta la vita.

·         E con cui fare una famiglia, figli e tutto!

·         Invece non ebbi il coraggio e rimasi il cane randagio che sono.

·         Perché vivo così?

·         Qualcuno m’ha fatto la fattura.

·         No, scherzo. Sono un vigliacco.

·         Ho paura della vita

·         E invece di provarci, sognavo di trasformare una puttana in angelo.

·         Quanti anni ho?

·         Me lo scordo ormai.

·         La solitudine usa appioppartene un numero imprecisato.

·         Finché non li conti più, perché fai fatica a distinguerli l’uno dall’altro.

·         Sono una patina grigia che ti ricopre come una ruggine.

·         Sembra che non aumentino mai e un bel giorno t’accorgi che sei vecchio.

·         La tua vita sta per finire e l’hai sprecata tutta.

·         Poi all’improvviso non venne più al night.

·         Non viene una sera, poi quella dopo, quella dopo ancora, passa una settimana... Avrà l’influenza, pensi.

·         Invece non la vidi più.

·         La cercai dappertutto.

·         Forse le hanno cambiato night, mi dicevo.

·         Li ho fatto tutti in zona, ma di lei nessuna traccia.

·         Il gangster con cui viveva continuava però a venire al night.

·         Ma di chiederlo a lui dove fosse finita, no di certo!

·         Vi sareste azzardati voi, con uno del genere?

·         Se lui continuava a venire, pensavo, da qualche parte ci sarà anche lei.

·         Che però non si vide più.

·         "Scusa, l’hai più vista quella?”

·         No, nessuno l’aveva più vista da nessuna parte.

·         “Poco male” mi8 dicevano in tanti. “A letto non era un gran che."

·         Che ne parlasse in quel modo mi dava un fastidio!

·         Anche se lo era, purtroppo, non lo potevo negare.

·         Un altro mi disse: “Si sarà beccata il virus!”

·         Rimasi di merda. 

·         Una del locale era sua amica.

·         Cioè le vedevo spesso insieme.

·         E un po’ le somigliava...

·         Come una scimmia a miss universo!

·         La mia principessa camminava come una ballerina.

·         E forse lo era stata, come molte nell’est.

·         Quando ti guardava, ti trapassava con gli occhi…

·         Ma questo ve l’ho già detto.

·         Ma se ti sorrideva restavi senza fiato!

·         La Madonna venuta in terra per te.

·         La scimmia invece...

·         Quando la vedevo sentivo ancora di più la sua mancanza.

·         Provai a chiederle sue notizie.

·         “Ah sì, Nicole la rumena!”

·         Avevo scoperto come si chiamava e da dove veniva.

·         Ma dove fosse finita, manco per il…

·         Su questo punto la scimmia restò muta come un pesce.

·         Mi confermò però che a letto era un po' freddina, come m’aveva detto quel tipo.

·         Non nego che la cosa mi facesse piacere.

·         Ma lei lo diceva per farsi pubblicità e infatti mi disse che con lei non avrei sentito la sua mancanza!

·         Man mano che passavano i giorni mi disperavo sempre di più.

·         Soprattutto di non averle mai parlato.

·         Pensavo a tutte le volte che avrei potuto farlo.

·         E non avrei avuto difficoltà: lei era lì apposta.

·         Ci saremmo conosciuti e ora avrei potuto telefonarle.

·         Di nascosto da quel gangster, ovvio!

·         Se le avessi detto che intenzioni avevo, lei sarebbe già stata mia.

·         Che m’aspettava a casa tutti i giorni.

·         Magari già in dolce attesa…

·         Ora starei impazzendo di gioia!

·         Invece ero sempre più solo e disperato.

·         Perché non ne sapevo più nulla.

·         Né come fare per rintracciarla.

·         Una mattina, dopo che era sparita, mi sono appostato davanti al suo portone.

·         Ero pronto a tutto, anche ad affrontare quel bastardo.

·         Ci sono rimasto un pezzo e mi ci sono andati due pacchetti di sigarette.

·         Sognavo di noi insieme così intensamente che a un certo punto ero convinto di averla già sposata e che la stavo aspettando sotto casa per andare a fare la spesa.

·         Come quando l’avevo vista al supermercato.

·         Solo che invece di quel bastardo, c’ero io con lei.

·         Ma come sempre in questa storia, non successe niente.

·         Lei non si fece viva.

·         La sera, ancora più disperato, m'infilai di nuovo nel separé della scimmia.

·         Volevo sue notizie a tutti i costi.  

·         Ma appena la nominavo, costei cambiava discorso.

·         Faceva le fusa, perché la scopassi.

·         Le ho dato i soldi allora, ma non c’è stato niente da fare lo stesso.

·         La scimmia non ha scucito la sua boccaccia da pompini!

·         Una mattina trovai un biglietto appuntato sul telefono.

·         Sarebbe nato un bambino destinato all'adozione.

·         Ah, dimenticavo di dirvi che sono un pediatra che lavora al Nido.

·         Non era la prima volta.

·         Ogni tanto c’è qualcuna che non lo tiene.

·         Un tempo li abbandonavano davanti alle chiese e ai conventi.

·         Gli elenchi del telefono sono pieni di cognomi dati ai trovatelli.

·         Oggi invece si può fare tutto alla luce del sole.

·         Meglio che buttarlo in un cassonetto!

·         “Che nome ci mettiamo, dottore?”

·         “Lo scelga lei, che ha più fantasia.”

·         Ma l’infermiera non si decideva.

·         “Richard!”, propongo allora io.

·         Il primo nome che mi venne in mente.

·         “Ma certo, come l’attore!” esclamò l'infermiera entusiasta. “E se fosse una femmina?”

·         “Rachel” risposi

·         “Come il poster che ha nell’armadietto?”

·         “Sì, come Rachel Welch!” risposi (Ne avevo appeso un poster a grandezza naturale nel retro della porta dell’armadietto in cui mettevo i vestiti).

·         Non ci pensai più fino a quando una notte alle tre mi chiamano per un parto.

·         E chi era che partoriva?

·         Provate un po’ a indovinare!

·         Bravi, proprio lei, Nicole, la mia principessa!

·         Resto esterrefatto!

·         Rivederla in una sala parto, no, proprio non me lo sarei mai aspettato!

·         Ecco perché era sparita!

·         La fissavo sperando che mi riconoscesse.

·         Lei naturalmente, occupata com’era, neppure mi vedeva.

·         Aveva ben altro per la testa che riconoscere un pirla che frequentava il suo night!

·         Fra l’altro, così mascherato e imbottito di verde, hai voglia! Faccio fatica io a riconoscere i colleghi conciati in quel modo!

·         D’altronde, dopo tanti mesi passati nel posto più adatto, sarebbe stato assurdo che ci conoscessimo proprio in quell’occasione.

·         Tutto procede bene e in quattro e quattr’otto Nicole ti scodella Richard, vispo e forte come un leoncino.

·         Mentre lo assisto e lui strilla come un pazzo, lei si solleva dal lettino e allunga il collo.

·         Vuole vedere il suo bambino, naturale no?

·         Ma l’infermiera lo porta via subito.

·         Come esige la procedura in questi casi.

·         Nicole si mette a piangere.

·         Ha gli occhi feroci e allucinati di una tigre a cui hanno sottratto il piccolo.

·         Neppure s’accorge di espellere la placenta.

·         Anche a me vengono le lacrime agli occhi.

·         Vorrei consolarla, ma cosa posso dirle se per lei sono solo uno sconosciuto?

·         Me ne andai allora, l’unica cosa che potessi fare.

·         Quella notte pensai mille volte di correre da lei e dirle che non doveva rinunciare al bambino, perché io gli avrei fatto da padre.

·         Un bel cambiamento, vero?, per uno che non era riuscito neppure ad attaccare discorso!

·         Ma non lo feci, naturalmente.

·         Il giorno dopo, lungo il corridoio dell’Ostetricia chi ti incontro?

·         Provate a indovinare un’altra volta!

·         Questa volta è più facile.

·         Una vestaglietta stinta, una faccina pallida, un corpo esile…

·         Niente più gran classe, né l’incedere da principessa.

·         I suoi bellissimi capelli? Arruffati e opachi.

·         In più zoppicava.

·         Sembrava una povera sciancata a cui avessero dato indumenti di fortuna. 

·         “È la madre del suo Richard!”, mi sussurrò un’infermiera.

·         Il mio Richard?!

·         Gli avevo dato solo il nome.

·         Inoltre all’insaputa di sua madre

·         Con cui non l’avevo fatto, come avevo sempre sognato.

·         Era naturale che dopo il parto fosse un po’ sciupata

·         Ma trasandata non me l’aspettavo, abituato a vederla sempre sexy e tirata a lucido.

·         Quello che più mi impressionava era la sua disperazione.

·         Una disperazione cosmica

·         Che la faceva camminare lentamente, lentamente, come in trance.

·         D'altronde, come poteva non esserlo?

·         Dopo averlo portato in pancia nove mesi e partorito.

·         L’avrebbe lasciato li.

·         Andandosene da sola, come se fosse venuta in ospedale solo per togliersi un dente!

·         Ma non c’era niente da fare: quel bastardo non voleva un moccioso fra i piedi.

·         Neppure se fosse stato suo figlio. 

·         Lei invece, come ogni mamma, voleva il suo bambino.

·         Perché questa è la legge più potente della natura.

·         Sono sicuro che in quel momento mi riconobbe.

·         “Toh, il guardone del night! Cosa ci fa qui e cosa vuole da me adesso?”

·         Visto che non facevo nulla per impedire che il nostro bambino sparisse nel nulla.

·         Sussurrò: “Stronzo!” e s’allontanò zoppicando.

·         Scansata come una lebbrosa dalle altre mamme.

·         Che le sfavillavano intorno.

·         Spingendo la culla dove frignava il loro bambino.

·         Col marito più emozionato di loro e i parenti senza parole per la gioia.

·         Scomparve in una camera in fondo al corridoio.

·         Spegnendosi come una candelina.

·         Continuavo a guardare il punto dove era sparita.

·         Un'infermiera mi chiese se aspettassi qualcuno.

·         No, non aspettavo più nessuno.

·         Nicole non sarebbe mai venuta con me.

·         Avevo sprecato anche l’ultima occasione per essere felice.

·         E la più favorevole.

·         Perché lì eravamo fuori dal night, no?

·         E come persone più che normali.

·         Quale donna è più normale di una madre e un uomo di un padre?

·         E quello che avevo da dirle, me l’avrebbe fatta conquistare in un attimo!

·         “Sono stato io a dare il nome al nostro bambino”

·         Lei sarebbe caduta dalle nuvole, ma avrebbe cominciato a capire.

·         “Si chiama Richard, ti piace?  

·         T’aspetta al Nido e si chiede: quando viene l’angelo che è venuto a prendermi in Paradiso?

·         Ed è agitato perché ancora non trova il tuo seno per succhiare il latte più buono del mondo.

·         Ha ancora gli occhi chiusi perché l’unica cosa che gli interessa in questo mondo sei tu.

·         Ma appena sentirà il tuo odore, li spalancherà e capirà subito che sei la sua mamma, perché sei bella come gli angeli con cui stava.”

·         Finalmente l’avrei fatta sentire mamma.

·         Mi avrebbe abbracciato...

·         Invece, Richard non ha mai visto la sua mamma.

·         Lei non l’ha mai stretto a sé impazzendo di gioia.

·         Io ho continuato la mia vita di merda ancora più solo.

·         Sono andato al Nido a vedere Richard.

·         Somigliava tutto a quel bastardo!

·         Gli ho fatto una carezza.

·         "Pensa Richard, avremmo potuto… Tutti e tre insieme!”

·         La rumena sparì il giorno stesso.

·         Richard ci mise due settimane e finì fra le braccia di due giovani sposi, che appena lo videro scoppiarono a piangere.

·         Da allora guardo spesso il telefono dove trovai l’ultimo avviso per la felicità.

·         In quel night non sono più tornato.

·         Per paura d’incontrarla.

·         E di vedere un coglione passare negli specchi del locale.

·         È chiaro: lei non l’ha tenuto perché il racket non vuole mocciosi

·         E per non doverlo nascondere quando guadagna il mezzo milione.

·         Ma io?

·         FINE.

 

 

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